19 Luglio 2016

Vino consapevole: le multinazionali

Abbiamo l’onore di poter condividere sul nostro blog, le “riflessioni” dell’amico, l’enologo Fabrizio Zardini. Puntata 4 di 4

Il portafoglio delle multinazionali 

Negli anni tra il 1986 e il 1990 presi parte ad un programma di monitoraggio microclimatico finanziato dalla Regione Toscana. Con capannine elettroniche piazzate nei vigneti e collegate con un cavo all’azienda –non esisteva ancora il GSM- era possibile monitorale l’habitat della coltura e con ciò prevedere lo sviluppo delle malattie delle piante. Questo permetteva di intervenire solo quando si manifestava la necessità, con prodotti elementari ma efficaci se irrorati nel momento giusto, e risparmiando il 50% dei trattamenti, con beneficio dell’ambiente e anche delle tasche del viticoltore. Ma non delle tasche delle industrie chimiche che rischiavano di vedere dimezzati i loro introiti proveniente dalla viticoltura.

Centralina Meteo
Centralina Meteo

I brevetti e le sperimentazioni furono pertanto acquistati dalle industrie chimiche, non certo per sviluppare il progetto, ma per bloccarlo. In pochi anni si tornò, infatti, ad effettuare la cosiddetta lotta a calendario, continuando ad irrorare durante tutta la stagione produttiva indipendentemente dalle reali esigenze fitosanitarie. È un po’ come dare ogni giorno una pastiglia di antibiotico a tuo figlio perché non si ammali, invece di curarlo quando si presenta un problema di salute.

Questa politica è comune a molti settori della nostra vita, e gli interessi delle multinazionali fanno sì che il progresso che ci permetterebbe di vivere in un mondo e in un modo più sano sia rallentato dagli interessi economici di pochi, rispetto al genere umano, accumulatori di ricchezza.

Le Multinazionali
Le Multinazionali sono il male?

Anche l’opposizione a questo sistema che necessariamente ha sviluppato filosofie “ambientaliste” alla fine è stato governato e controllato dal sistema delle multinazionali. Oggi anche i supermercati sono pieni di prodotti BIO e il fenomeno è in espansione: peccato che molti di questi prodotti provengano da aziende controllate o addirittura possedute dagli stessi gruppi finanziari. È la cosiddetta “valvola di sfogo” che permette a tutti di crearsi un alibi pulito, con la convinzione di andare contro il sistema, di combatterlo, anche se così non è.

Fintanto che lasciamo che il nostro spirito BIO sia comodamente governato da altri, non facendoci mai mancare nulla, le cose non cambieranno molto. Solo le etichette cambiano.

Siamo tutti troppo pigri e controllati per accorgerci che esiste una vera alternativa per sfuggire al potere delle multinazionali che stanno distruggendo il pianeta, oltretutto senza rinunciare a nulla ma anzi guadagnando in benessere.

A una cosa potremmo rinunciare invece subito, alla schiavitù energetica del petrolio ad esempio. La tecnologia che ci permetterebbe da subito di ottenere energia da fonti non inquinanti, l’idrogeno per i trasporti, il fotovoltaico, l’eolico, l’idroelettrico per l’energia elettrica, è qualcosa che tecnicamente è ormai molto avanzata e disponibile. Ma tutto ciò chiude i rubinetti degli introiti alle multinazionali e ai governi –noi lasciamo circa un euro di accise allo Stato per ogni litro di carburante!!-. 

Eolico, l'energia pulita
Eolico, l’energia pulita

Gli “ecologisti” appositamente piazzati per irrorare leggende metropolitane che esorcizzano i panelli solari perché deturpano l’ambiente, le pale eoliche perché spaventano gli uccelli, e via dicendo sono pronti a frenare tutte le voglie di cercare una vera alternativa alla situazione attuale. 

Sapete cosa mi ha raccontato un mio amico medico che sta sperimentando una tecnica in grado di risolvere molti processi infiammatori e il conseguente dolore senza l’utilizzo di farmaci? Questo mio amico è stato contestato da suoi colleghi in quanto questa tecnica abbrevia i tempi di guarigione senza dover spendere in farmaci e degenze in ospedali e case di cura private, con conseguente diminuzione di redditività delle loro prestrazioni. Lui pensava che fosse uno scherzo, ma le argomentazioni e lo spirito che le aveva prodotte invece era serissimo!!

Per tornare alla nostra agricoltura, e alla viticoltura tanto per rimanere in tema, esiste una filosofia generale produttiva, promossa da uno scienziato australiano che si chiama Bruce Charles ‘Bill’ Mollison, che per certi versi rivoluziona l’approccio verso il problema ambientale. Si tratta in sostanza di incominciare a cambiare la visione delle cose impostando un nuovo modo di concepire l’inserimento dell’essere umano nell’ambiente, imitando, per certi versi, il sistema di autoregolazione della vita sul pianeta, in grado di rigenerare naturalmente i cicli biologici ed ambientali, e progettando pertanto lo sviluppo dell’intero sistema umano emulando quanto la natura fa per conservare e rigenerare la vita. Questa è una nuova scienza che coinvolge l’etologia umana, la sociologia, la psicologia, ma anche l’architettura e l’urbanistica, e i sistemi industriali e quelli agricoli appunto. Non si tratta quindi di demonizzare questa o quella pratica in quanto tale, di seguire regole ferree, di rinunciare al progresso e al benessere dell’uomo, ma semplicemente di reimpostare la nostra mentalità in modo che generi un progetto che si armonizzi con i cicli naturali. Questa, che possiamo definire una vera filosofia, si chiama “Permacultura” dall’inglese Permanent Agricolture –per questo la “u” invece che la “o”, visto che agricoltura in inglese si scrive “agriculture”, ma d’altronde si tratta anche di un fenomeno culturale-.

Permacultura
Permacultura

Il termine è sconosciuto alla maggior parte del pubblico, pure di quello “ambientalista”, forse anche perche i cecchini del profitto multinazionale hanno buona mira, e sanno posizionare trappole adeguate per bloccare un’idea che per loro può essere pericolosa.

Puntate precedenti: Madre Natura, Varietà, Assiomi Biochimici 

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